Pensione di reversibilità: guida completa per chi ha perso un familiare

Cos'è la pensione di reversibilità e chi può richiederla

La pensione di reversibilità spetta ai familiari di chi era già pensionato al momento del decesso. Se invece il defunto lavorava ancora e non aveva ancora la pensione, si chiama pensione indiretta. Stessa logica, requisiti leggermente diversi.

Chi può fare domanda? Il coniuge, i figli a carico (anche maggiorenni se inabili o studenti fino a 26 anni), i genitori over 65 senza altri sostegni, i fratelli e sorelle inabili a carico. Non è una lista aperta: ogni categoria ha condizioni precise.

Il convivente di fatto, dopo la legge Cirinnà, ha diritto alla reversibilità solo se c'era un'unione civile registrata. La semplice convivenza non basta. Dipende dal caso.

La domanda si presenta all'INPS tramite patronato, il canale più comodo perché evita errori e accelera i tempi di istruttoria.

Le percentuali: quanto spetta a ciascun familiare

L'importo si calcola come percentuale della pensione che il defunto riceveva (o avrebbe ricevuto). I numeri sono fissi per legge.

  • Al coniuge solo: 60%
  • Al coniuge con un figlio: 60% al coniuge + 20% al figlio
  • Al coniuge con due figli: 60% + 20% + 20%
  • A un figlio solo, senza coniuge: 70%
  • A due figli soli: 80%
  • A tre o più figli soli: 100%
  • A un genitore del defunto: 15%
  • A un fratello o sorella: 15%

Le percentuali si sommano quando ci sono più aventi diritto, ma non superano il 100% totale. Se la somma supera quella soglia, ogni quota viene ridotta proporzionalmente.

I numeri non cambiano in base all'anzianità contributiva del defunto. Contano solo il suo importo pensionistico e i familiari superstiti.

Il taglio per reddito: la riduzione che molti non si aspettano

Attenzione a questo punto. La reversibilità viene ridotta se il superstite ha redditi propri elevati. Il taglio si applica solo al coniuge, non ai figli minorenni o inabili.

La riduzione scatta quando il reddito personale del coniuge supera certi limiti legati al trattamento minimo INPS. Più è alto il reddito, più alta è la decurtazione, fino a un massimo del 50% dell'importo spettante.

I redditi da lavoro dipendente, autonomo e da altri trattamenti pensionistici entrano nel calcolo. Non contano invece i redditi da casa di abitazione principale e altri beni esenti. Non è complicato, ma va verificato caso per caso.

Se il reddito cambia da un anno all'altro, la pensione si ricalcola. Conviene sempre comunicare subito le variazioni al patronato per evitare conguagli negativi.

Pensione indiretta: le regole per chi non era ancora pensionato

Se la persona deceduta stava ancora lavorando, i familiari possono avere diritto alla pensione indiretta. Qui entra in gioco il requisito contributivo.

Il defunto deve aver versato almeno 15 anni di contributi in tutta la vita lavorativa, oppure almeno 5 anni di contributi di cui almeno 3 versati negli ultimi 5 anni prima del decesso. Servono i contributi. Senza, la prestazione non parte.

Le percentuali di calcolo sono le stesse della reversibilità. Cambia la base di partenza: si usa la pensione teorica che il lavoratore avrebbe maturato, calcolata con le regole in vigore.

Questa distinzione è importante in fase di domanda: sbagliare tipo di prestazione ritarda tutto. Al patronato verificano subito quale delle due situazioni si applica.

Come fare domanda e cosa portare

La domanda si presenta all'INPS, e il patronato è il modo più pratico. Zero costi, zero errori di compilazione, tempi certi.

Cosa serve portare al primo appuntamento:

  • Documento d'identità e codice fiscale del richiedente
  • Codice fiscale del defunto
  • Certificato di morte
  • Stato di famiglia
  • Documentazione reddituale del richiedente (CU o dichiarazione dei redditi)
  • Per figli maggiorenni: documentazione che attesta lo stato di studente o l'inabilità

L'INPS ha tempo fino a 30 giorni per rispondere sulla ricevibilità, ma i tempi reali di liquidazione possono essere più lunghi. Gli arretrati decorrono dal primo giorno del mese successivo al decesso, non dalla data della domanda. Prima si chiede, più si recupera.

Perché rivolgersi al Patronato

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Domande frequenti

Quanto è la pensione di reversibilità per il coniuge superstite?

Il coniuge superstite riceve il 60% della pensione che il defunto percepiva. Se ci sono anche figli a carico, la percentuale complessiva aumenta: ogni figlio aggiunge il 20%. L'importo può essere ridotto se il coniuge ha redditi propri superiori a certi limiti fissati dall'INPS.

La pensione di reversibilità spetta anche al convivente non sposato?

No. La semplice convivenza di fatto non dà diritto alla pensione di reversibilità INPS. Il diritto spetta solo al coniuge o al partner con unione civile regolarmente registrata ai sensi della legge Cirinnà del 2016. Senza atto formale registrato, la prestazione non viene riconosciuta.

Qual è la differenza tra pensione di reversibilità e pensione indiretta?

La pensione di reversibilità spetta ai familiari di chi era già pensionato al momento della morte. La pensione indiretta spetta invece ai familiari di un lavoratore ancora attivo, a patto che il defunto avesse almeno 15 anni di contributi totali oppure 5 anni di contributi di cui 3 negli ultimi 5 anni.

Da quando decorrono i pagamenti della pensione di reversibilità?

I pagamenti decorrono dal primo giorno del mese successivo al decesso, non dalla data in cui si presenta la domanda. Questo significa che prima si fa richiesta, prima si smette di perdere arretrati. Conviene presentare domanda al patronato entro poche settimane dal decesso.

I figli maggiorenni hanno diritto alla pensione di reversibilità?

Sì, a certe condizioni. I figli maggiorenni hanno diritto alla reversibilità se sono studenti universitari fino a 26 anni e a carico del genitore defunto, oppure se sono inabili al lavoro indipendentemente dall'età. Serve documentazione che attesti lo stato di studente o l'inabilità riconosciuta.

Strumenti utili per le tue pratiche

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