Dichiarazione di successione: guida pratica per gli eredi 2025

Cos'è la dichiarazione di successione e chi deve presentarla

Quando una persona muore, chi eredita i suoi beni deve comunicarlo al Fisco. Questo si chiama dichiarazione di successione. Non è complicato, ma va fatto nei tempi giusti.

Sono obbligati a presentarla gli eredi, i legatari e, in certi casi, gli amministratori dell'eredità. Se ci sono più eredi, basta che la presenti uno solo per tutti.

L'obbligo scatta praticamente sempre quando il patrimonio ereditato supera determinate soglie oppure quando ci sono immobili. Dipende dal caso. Se l'eredità è composta solo da conti correnti di importo contenuto e non ci sono beni immobili, potrebbe non servire.

Il documento serve all'Agenzia delle Entrate per conoscere cosa è stato trasferito e calcolare le eventuali imposte dovute.

La grande novità 2025: l'autoliquidazione dell'imposta

Dal 1° gennaio 2025 le regole sono cambiate in modo importante. L'imposta di successione non viene più calcolata e richiesta dall'Agenzia delle Entrate, ma tocca agli eredi calcolarla da soli e versarla. Si chiama autoliquidazione.

Questa novità riguarda tutte le successioni aperte a partire dal 1° gennaio 2025. Per i decessi avvenuti prima di quella data, invece, si continua con il vecchio sistema: l'ufficio liquidava l'imposta e la richiedeva.

Cambia tutto. Gli eredi devono fare i conti in autonomia, compilare il modello corretto e pagare quanto dovuto senza aspettare una cartella dall'Agenzia.

L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare 3/E nell'aprile 2025 per chiarire le modalità di calcolo e le nuove regole sulle sanzioni, che risultano ridotte per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024.

Scadenze e come si presenta il modello

La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che coincide con il giorno del decesso. Non aspettare l'ultimo momento.

Il modello ufficiale è quello dell'Agenzia delle Entrate. Dal 2025 è stato aggiornato per includere le sezioni relative all'autoliquidazione dell'imposta. Si compila in formato digitale e si trasmette telematicamente.

Puoi presentarla in tre modi: tramite i servizi online dell'Agenzia delle Entrate se te la cavi con l'informatica, tramite un CAF o un professionista abilitato, oppure direttamente allo sportello dell'ufficio dell'Agenzia delle Entrate competente per territorio.

Affidarsi a un CAF conviene spesso. Eviti errori nel calcolo dell'imposta e nella compilazione, che con il nuovo sistema di autoliquidazione pesano di più sulle tue spalle.

Cosa va dichiarato: i beni dell'eredità

Nella dichiarazione vanno indicati tutti i beni che facevano parte del patrimonio del defunto. Immobili, conti correnti, titoli, azioni, automobili, quote di società. Tutto.

Per gli immobili si usa di norma il valore catastale rivalutato, non il valore di mercato. Questo spesso abbassa la base imponibile rispetto al prezzo reale dell'immobile.

Vanno indicate anche le passività, cioè i debiti del defunto: mutui, prestiti, spese mediche degli ultimi sei mesi, spese funerarie documentate. I debiti si sottraggono dall'attivo e riducono la base su cui si calcola l'imposta.

Raccogliere tutti i documenti prima di iniziare è la mossa giusta. Servono visure catastali, estratti conto, eventuali contratti di mutuo, documenti di proprietà dei veicoli e tutto ciò che attesta il valore del patrimonio.

Le aliquote e le franchigie dell'imposta di successione

L'imposta non si paga sempre. Esistono franchigie che esentano dal pagamento fino a una certa soglia, che varia a seconda del grado di parentela.

Per il coniuge e i figli la franchigia è di 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario. Sopra quella soglia si applica un'aliquota del 4%. Per fratelli e sorelle la franchigia è 100.000 euro e l'aliquota è del 6%.

Per altri parenti fino al quarto grado non c'è franchigia e l'aliquota è del 6%. Per tutti gli altri soggetti si applica l'8% senza alcuna franchigia.

Esiste una franchigia aggiuntiva di 1.500.000 euro per le persone con disabilità grave riconosciuta. I numeri contano. Conoscere le franchigie permette spesso di scoprire che non si deve pagare nulla, anche su eredità di valore significativo.

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Domande frequenti

Entro quando va presentata la dichiarazione di successione?

Va presentata entro 12 mesi dalla data del decesso. Il termine si calcola dalla data di apertura della successione, che coincide con il giorno della morte. Se si supera questa scadenza si incorre in sanzioni, anche se con le modifiche dal 1° settembre 2024 le sanzioni sono state ridotte.

Chi non è obbligato a presentare la dichiarazione di successione?

Non c'è obbligo quando l'eredità passa interamente al coniuge o ai parenti in linea retta, il patrimonio non comprende immobili o diritti reali immobiliari, e il valore netto dell'asse ereditario non supera 100.000 euro. Se anche una sola di queste condizioni manca, l'obbligo scatta.

Come funziona l'autoliquidazione dell'imposta di successione dal 2025?

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, gli eredi calcolano autonomamente l'imposta dovuta e la versano senza aspettare una richiesta dell'Agenzia delle Entrate. In precedenza era l'ufficio a liquidare l'imposta. Per i decessi avvenuti prima del 2025 rimane il vecchio sistema.

Qual è la franchigia per figli e coniuge nell'imposta di successione?

Per coniuge e figli la franchigia è di 1.000.000 di euro ciascuno. Significa che su una quota ereditata fino a un milione di euro non si paga nulla. Sulla parte eccedente si applica un'aliquota del 4%. Per le persone con disabilità grave la franchigia sale a 1.500.000 euro.

Può un CAF presentare la dichiarazione di successione al posto degli eredi?

Sì. I CAF abilitati possono raccogliere i documenti, compilare il modello ufficiale, calcolare l'imposta con il nuovo sistema di autoliquidazione e trasmettere telematicamente la pratica all'Agenzia delle Entrate per conto degli eredi. È una delle pratiche più richieste agli sportelli CAF.

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